Il Blog di Anima l’Anima

Ripensiamoci. Ripensiamo a Noi. Il mondo nuovo.

18 Feb 2021 | blog

Ripensiamoci, nel senso guardiamo intorno e dentro e chiediamoci se eravamo davvero felici prima. Prima di cosa? Della pandemia, della sottrazione della libertà, della paura che serpeggia e che attanaglia molti.
L’evento pandemico che stiamo vivendo da un anno è qualcosa che è arrivano all’improvviso. In breve tempo ci siamo trovati chiusi nelle nostre case, orfani di  abbracci e convivialità.
Questo il dato. Ma il risultato?  Una scia di persone confuse, impaurite, aggredite ogni giorno da notizie allarmanti, da numeri fatti di morti e contagi.
La scelta di lavorare il più possibile da casa per me è stata fondamentale. Ripresi tempi e spazi che avevo già ampiamente scelto lasciando ogni lavoro imposto da altri ma che, nel vortice della vita, delle spese, della società, ogni tanto mi riprendevano.

Felice della pandemia

La visione quasi da esterna della pandemia mi ha permesso di vedere oltre le persone. Ho visto cambiamenti in positivo e in negativo nelle persone scoprendo che era necessario tutto questo.  Ho scoperto che il mio mondo, il mondo giornalistico in cui mi trovavo e in parte ancora mi trovo, non è in sintonia con me. I miei pensieri su tutto ciò che riguarda il momento attuale è distante da loro. Come da tante altre persone che frequentavo assiduamente appena 12 mesi fa.
Sono loro ad essere cambiati o sono io? La visione chiara di ciò che sta accadendo e dell’errore in cui tanti governi stanno perseverando dove porterà?  Perché non basta parlare di “economia verde” se dietro non c’è un reale cambiamento di pensiero.
E il pensiero nuovo parte dalla scoperta del sé e non credo che i grandi potentati che gestiscono il mondo siano spinti verso esigenze di questa natura.

La necessiità del cambiamento

Eppure, giorno dopo giorno, arrivano persone che hanno sentito la necessità di cambiare.
Privati della libertà ci siamo resi conto del suo valore, privati della salute minata da un comune virus ci siamo guardati intorno per capire cosa davvero è accaduto. Ognuno si è fatto la sua idea. Se chi preme per tornare a “come era prima”  di domande se ne è poste ben poche chi ha avuto dubbi, chi si è guardato intorno leggendo, ascoltando pro e contro, approfondendo, studiando non preme per tornare a prima.

Non tornerà come prima, per nostra fortuna. Anche se ci stanno provando con forza, non tornerà come prima. Perché molte persone hanno iniziato a capire il gioco di questa società povera di spirito.
Saremo in molti e lotteremo con armi potentissime, più potenti delle paure, delle imposizioni, delle bugie, delle privazioni.  Ancora oggi è difficile vedere che persone che ami non hanno compreso, e ancora arrancano verso vette che si sbricioleranno sotto i loro piedi. Quanta fatica inutile, quanta sofferenza inutile.

Un virus che attacca la soliditudine.

Il virus ci ha detto chiaramente che là dove c’è più inquinamento, dove le persone vivono di fretta, senza spazi personali di pausa, di silenzio interiore reale, divise tra un’impersonale spesa al supermercato e una domenica al Centro Commerciale c’è debolezza. Non fisica ma di compenetrazione tra i vari corpi dell’uomo. Il corpo fisico come unico protagonista non supportato da tutti gli altri suoi corpi, non visibili ma presenti. La morte per quei pazienti lasciati senza affetti, è arrivata prima. Un medico tanto tempo fa disse a mia madre che piangeva spesso e, pareva, senza motivo, “è la solitudine dle polmone”. Si scoprì poi che i polmoni di mia madre era debolissimi. Una battuta, ovviamente, ma le parole per me son semi di verità e ci attingo le verità sottili di cui l’etere è pieno e che noi non vediamo.
La comunità si deve ripensare. Le città devono ripensarsi e dare spazio alle aree meno frequentate, quelle più difficili da vivere. Meno comodità ma recupero dei valori, meno aperitivi ma recupero delle voci della natura.  Decentrare e far tornare le città a luoghi di vita possibile, dove un bambino può andare a scuola a piedi da solo sicuro.

Accoglienza e rispetto con doppo senso di marcia

Capire che accoglienza vuol dire rispetto in entrambi i sensi, di chi è accolto e di chi accoglie. Togliere la rabbia del branco, gestire l’animo dei piccoli togliendo la “competizione” che ha animato la scuola,  far sentire la condivisione. Ci sono molte cose da fare nel nuovo mondo che verrà. Prima di tutto bisogna impegnarsi e non aver paura di dire ciò che si pensa. Con calma ma con fermezza.   Avere il coraggio di cambiare lavoro, vita, abitudini se necessario perché solo da una buona potatura una pianta rinascerà a nuova vita.

 

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