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Il Blog di Anima l’Anima

Terapia Forestale

20 Dic 2020 | Roberta Capanni Bianchi

Covid ed eco sistemi forestali. Parte da qui l’interessante indagine  raccolta nel libro TERAPIA FORESTALE

Volume nato dalla collaborazione tra il Club Alpino Italiano e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Curato da Francesco Meneguzzo e Federica Zabini il  volume espone in maniera esaustiva il ruolo delle foreste dalle pandemie al clima, passando per le minacce dirette alla sopravvivenza della nostra civiltà. Le  grandi foreste mondiali rappresentano un patrimonio già ampiamente saccheggiato che necessita urgentemente di protezione e di una nuova espansione.
La ricchezza genetica da mantenere e il ruolo nella salute di ogni essere umano. Il Covid 19 ha fatto capire molte cose a molte persone, in maniera chiara ed inequivocabile. La ricerca, davanti alla minaccia globale, ha spinto sull’accelleratore e ciò che è emerso è che, per evitare nuovi effetti pandemici, è necessario riscoprire il ruolo primario della foresta.
Una foresta è una vasta zona non antropizzata dove la vegetazione naturale, costituita soprattutto da alberi ad alto fusto, cresce e si diffonde spontaneamente.

La maggior parte delle epidemie e pandemie di origine zoonotica – si legge nel primo capitolo del libro –  contratte quindi da animali, che hanno colpito il mondo negli ultimi decenni, ha condiviso un tratto comune: l’interferenza umana con gli ambienti forestali naturali, in termini di deforestazione, frammentazione, pressione antropica ai margini delle foreste, soprattutto nelle aree tropicali e semi-tropicali ricche di biodiversità . È il caso, per esempio, di Ebola, Dengue, malattia di Lyme e Leishmaniosi.”

Gli effetti benefici dell’esposizione agli ambienti forestali

In alcuni paesi la “terapia foresta” è riconosciuta nella prevenzione medica con risultati in termini psico-fisiologici confermati da una crescente produzione scientifica. Immergersi in una foresta foresta produce effetti diretti e misurabili con un’azione ad ampio spettro che investe, tra le altre, la sfera psicologica, neurologica, cardiocircolatoria e immunitaria. In una foresta tutti i sensi vengono messi in movimento. Le ricerche portate avanti tra estate e autunno 2020 hanno dato risultati di grande soddisfazione che sono andati anche al di là delle aspettative e sono comunque in linea con le esperienze realizzate all’estero. Si tratta di un inizio di percorso. Dal 2021, saranno infatti qualificati rifugi e sentieri, prevalentemente del CAI, quali Stazioni di Terapia Forestale, per costruire un’offerta diffusa su gran parte del territorio nazionale, pronta ad accogliere i nuovi “turisti della salute” e auspicabilmente i pazienti inviati dalle strutture del Servizio Sanitario Nazionale

Uno studio rigoroso  sta alla base di questa pubblicazione scientifica che si amplia anche a nuove ricerche come ad esempio “i relitti popolamenti appenninici di Pinus sylvestris presenti nell’area ZSC di Monte Duro nel comune di Vezzano sul Crostolo (RE), inaspettatamente rivelatisi di grande importanza ed efficacia ai fini della pratica sul campo della Terapia Forestale.

Fabio Firenzuoli, Direttore del Cerfit (Centro di riferimento per la Fitoterapia, Regione Toscana) dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, Professore a c. di Fitoterapia, Università di Firenze e Coordinatore scientifico Master in “Fitoterapia generale e clinica” nella sua prefazione scrive:  Immergersi nella foresta diventa un bagno di salute, inavvertitamente permeati di sostanze emesse dalle piante e dal sottobosco, biologicamente attive sul cervello, sul fisico e sullo spirito. Il bello è che tutto questo oggi è studiato, analizzato e confermato dalla ricerca descritta in questo libro. Quindi prima consiglierò la lettura del libro e subito dopo prescriverò una vera e propria terapia forestale,

con una lunga camminata nella foresta, per sfruttarne tutti i benefici. Tabella di marcia anche per gli amministratori della nostra salute.”

Un cambio di approccio

Nel libro si tratta della necessità di un minor sfruttamento del suolo legato anche all’alimentazione che prevede un cambio di direzione verso una scelta vegetale ma anche della necessità di scelte ma anche di varietà genetica. L’adattamento delle specie al cambio del clima e lo sfruttamento dell’ecosistema sono indagati in maniera scientifica ma con facilità di lettura che portano il lettore a comprendere come sia ormai strettamente necessario ripensare al proprio stile di vita. Andare verso la sobrietà personale e anche e del progresso scientifico e tecnologico.  Ricentrare la vita sulla cultura e la conoscenza, unificando gli impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra con la preservazione e l’espansione.

Attenzione all’importanza delle foreste italiane che diventano tesoro per le future foreste d’Europa. Quelle che vediamo oggi sono la diretta conseguenza di ciò che è successo nell’ultimo milione di anni. I cicli glaciali, cioè fasi fredde  e intervalli più miti hanno creato spostamenti delle specie forestali.

Durante le glaciazioni le specie forestali si sono spesso rifugiate a sud, alla ricerca di condizioni ambientali favorevoli alla loro sopravvivenza. Le aree geografiche in cui sono sopravvissute vengono chiamate, proprio per questo motivo, “rifugi glaciali”. “Terminate le fasi fredde, quando le condizioni ambientali nelle zone di ritirata dei ghiacciai miglioravano – si legge nel primo capitolo –  le specie forestali tornavano a espandersi verso nord e a rarefarsi, o addirittura estinguersi localmente, nelle aree rifugio .

Ci sono eccezioni a questo schema generale – e oggi sappiamo che anche tra i grandi ghiacciai che occupavano il nord Europa sono sopravvissute piccole zone boscate – ma 21.000 anni fa la stragrande maggioranza dei ‘pochi’ alberi sopravvissuti all’incedere dei ghiacci si trovavano nelle tre grandi penisole del Mediterraneo: la penisola iberica, quella italiana e quella balcanica. È ampiamente testimoniato da dati paleobotanici (pollini o tronchi fossili datati con precisione) e genetici che la penisola italiana abbia rappresentato un’importante area rifugio per quasi tutte le specie forestali europee. In alcuni casi, come per l’abete bianco, proprio dai rifugi glaciali appenninici sembra sia partita la ricolonizzazione di mezza Europa”.

 Inalazione benefica

Continuando nella lettura di questo studio scientifico si arriva al capitolo dell’Aromaterapia naturale: benefici dell’aria forestale sulla salute. Inalare i Composti Organici Volatili rilasciati dagli alberi nella foresta può avere un’azione antiossidante, antinfiammatoria e balsamica sulle vie respiratorie. Un effetto di rilassamento per il cervello sia psico-fisico con un aumento della performance cognitiva e del tono dell’umore.

Fate attenzione: siete ospiti del bosco

L’essere umano moderno ha perso la capacità di ascolto in generale. Il bosco e la foresta richiedo invece un ascolto attento. Quindi per godere appieno dei benefici della terapia forestale è necessario lasciare  vecchie abitudini a casa e adeguarsi. Prima di tutto il bosco richiede rispetto. Un modo di agire che ci consente di goderne in sicurezza prendendone solo il meglio. Nel libro anche un capitolo dedicato alle regole, che sembrano banali ma che in realtà non lo sono. Come ogni terapia quella forestale va affrontata con coscienza, seguendo precise indicazioni, avendo cura e rispetto dei cicli del nostro corpo.
Iniziando un nuovo mondo è bene iniziare a “ritrovare la strada”.

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