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I miei reali bisogni

di Claudia Maria Ricci –

Di cosa hai bisogno realmente?

Sembrerà una domanda banale ma non lo è, soprattutto in funzione dell’ultima parola della frase:  cioè cosa davvero ti necessita per essere te stesso? Per realizzarti come persona? In ultima analisi per essere felice, eliminando quelle sovrastrutture mentali che fanno apparire come bisogno il possedere il nuovo modello di macchina o indossare un abito di moda?
Ci sono delle domande che aiutano ad individuare i reali bisogni di una persona, escludendo quelli primari ovviamente.
Accertato che mangiamo a sufficienza, dormiamo in un luogo sicuro e siamo protetti da un clan o famiglia, andiamo a vedere cosa ancora ci manca per sentirci realizzati e contenti di vivere la nostra vita, magari aggiustando il tiro qua e là.
Dopo aver soddisfatto i bisogni primari ci sono esigenze riguardo la considerazione di sé e il senso di autostima, quindi possiamo chiederci “quanto ho fiducia in me stesso?” oppure chiederci “quanto mi sento in grado di affrontare il mondo?”.
Queste sono questioni importanti: avere un robusto senso di valore di se stessi è fondamentale per porsi degli obiettivi, per raggiungerli oppure non raggiungerli senza demoralizzarsi per questo ma operare quegli aggiustamenti necessari per ridefinire la strategia o l’obiettivo stesso.

Io valgo

Qualche tempo fa una una nota marca di prodotti cosmetici adottava, nella sua pubblicità, lo slogan “io valgo” e lo faceva declamare alla bella fanciulla di turno, in quel caso il valore era connesso alla bellezza fisica ma era comunque bello sentirlo dire.
Sì, perché non si insegnano queste cose nelle scuole, dove anzi spesso si mette in relazione il valore con la performance, se prendi un bel voto vali, altrimenti sei nulla!

Autostima

L’autostima è ulteriormente basata su quelli che si definiscono il giudice interno e il suo collega esterno, ovvero quello che ci si dice dentro e l’opinione degli altri che ci arriva dall’esterno.
A seconda di chi facciamo prevalere possiamo avere comportamenti molto diversi.
Per quanto mi riguarda, io devo essere d’accordo con me stessa prima che con gli altri e quindi ha la meglio il giudice interno ma per molte altre persone l’opinione degli altri, genitori, amici e altri, è importantissima e questo li fa essere alla loro mercé.

L’ultimo, importante, bisogno

Una volta sistemata la problematica del valore di sé stessi, da cui dipende quanto posso essere felice, in campo sentimentale, economico, lavorativo e in tutti i settori della vita, rimane un ultimo bisogno che spesso si indica in fondo ma che probabilmente potrebbe essere il primo in assoluto: il bisogno spirituale, il bisogno di riconnessione e di appartenenza vibratoria a qualcosa di trascendente.
Dalla notte dei tempi l’uomo ha avuto questa necessità e anche chi si proclama totalmente ateo, in effetti non fa che confermarla. Non sto parlando di far parte di un credo ma il riconoscersi dentro una parte spirituale presente in noi che esiste a prescindere da qualsiasi condizione. Una parte che si risveglia al momento opportuno per darci le direttive dell’anima.
L’anima non è cattolica o protestante, mussulmana o animista, l’anima è.

Quindi tornando alla domanda iniziale: quali sono i vostri reali bisogni?
Provate a farvi queste poche domande per individuarli:

Cosa o chi mi fa star bene fisicamente e alla cui vicinanza il mio corpo esulta?
Chi o cosa al contrario mi fa perdere energia e alla cui presenza mi sento stanco, svuotato, innervosito, demotivato?
Ciò che sto per fare è in linea con i miei principi e con la mia etica?
Quando ci penso mi sento bene?
Mi viene da sorridere?
Se penso a me stesso fra 3 o 5 anni, nel futuro, sarò contento della scelta, o non scelta, che sto facendo?
Questo oggetto mi è davvero utile o mi serve per riempire un buco emozionale interno, per compensare la frustrazione, la tristezza o la sfiducia?

In poche parole è sempre bene riflettere e cercare di mettersi in ascolto del proprio corpo e delle proprie reazioni fisiologiche poiché esse non mentono mai e proiettarsi in avanti nel tempo per valutare le reali conseguenze di ciò che stiamo decidendo adesso.
A volte, infatti, ciò che sembra un bisogno indispensabile, è solo una distorsione mentale o ciò che gli altri si aspettano da noi, ed è saggio non disperdere energia in bisogni non nostri.

Bene, come dice il saggio, a chi ha fame dagli del cibo ma soprattutto insegnagli a pescare!
Buon lavoro!

Come de-stressarsi e vivere felici

di Claudia Maria Ricci –

Lo stress!
Tutti ne parlano, tutti si portano addosso come un cappotto pesante questo invisibile nemico che attanaglia le nostre vite.
Spesso si tratta di vite frenetiche, senza un attimo di pausa, che giorno dopo giorno si snodano in modo sempre uguale ma che creano dipendenza e sicurezza.
Fino al momento in cui si va in burn out, un tempo si parlava di esaurimento nervoso. Arriva infatti un momento in cui il nostro intero sistema mente – corpo non ne può più e si blocca.
Una serie di sintomi vari ci colpisce: insonnia, ansia, astenia oppure fame nervosa, tachicardia, stanchezza più o meno cronica, attacchi di panico.

Le soluzioni…

Gli altri ci dicono di fermarsi, di riposare e di calmare il ritmo frenetico ma come facciamo… ci sembra impossibile!
Allora ci gettiamo a capofitto su vari integratori o veri e propri farmaci che promettono di risolvere il nostro problema, oppure ricorriamo ad auto-ipnosi, corsi di respiro etc etc.

Il punto è che il nostro corpo e la nostra mente non sono fatti per essere sempre all’erta, per girare sempre al massimo, nel mondo animale infatti non esiste lo stress come lo intendiamo noi.
Possono esserci momenti anche di grande pericolo che vengono gestiti nelle modalità lotta o fuga, in cui tutti gli ormoni atti a far fronte alla situazione, cortisolo, adrenalina etc, vengono smaltiti, ma poi tutto passa e si torna a ritmi naturali, in cui, diciamo, ci possiamo rilassare.

Badate bene che questo accade non solo a livello generale ma anche a livello della singola cellula.
Infatti, quando siamo stressati, lo sono anche tutte le nostre cellule, si tratta di una risposta sistemica, di tutti i nostri organi e di tutte le nostre cellule, ad una iperstimolazione non prevista in natura.

E allora come possiamo fare?

Il problema è culturale.Per rallentare bisogna permettersi di farlo, trovare perciò delle soluzioni alternative di gestione del tempo e accedere a parti di noi meno conosciute che possono aiutarci a trovare una soluzione.

Una possibilità interessante che sta trovando importanti consensi è quella delle Matrici del Tempo.
Si tratta di fare un’esperienza in sessione singola o di gruppo in cui è possibile riconnettersi in modo semplice a quelle parti intuitive e creative di noi che ci aiuteranno a rilasciare lo stress e forse a cambiare vita.
Nel camminare attraverso le spirali della propria linea del tempo, dal passato al presente e poi al futuro, si ha un immediato senso di pace e di rilassatezza in cui è possibile liberarci di quei condizionamenti che ci hanno condotto nel disagio in cui ci troviamo immersi.

Un metodo che unisce passato e futuro, che si ispira al camminare i Labirinti dalle antiche memorie e alle nuove frontiere della fisica quantistica, utilizzando le varie dimensioni spazio-temporali o semplicemente creando un riorientamento della vostra stessa bio-energia per riparare i guasti e rimettere a tacere quegli agenti stressori che stanno rovinando la vostra vita.

Qualunque sia la spiegazione, restano i risultati che rimangono nel tempo e i cambiamenti che coloro che hanno fatto un lavoro con le Matrici del Tempo, sono riusciti ad ottenere nella loro quotidianità che gli hanno permesso di essere più felici.