Il tempo: tra ritardo e ossessione

di Daniele Belgrado

Ci sono persone che hanno difficoltà nella gestione del tempo.
Mi riferisco principalmente a due gruppi di persone, quelle che sono sempre in ritardo e quelle che sono ossessionate dalla puntualità.

La maggior parte delle persone che arrivano abitualmente in ritardo non lo fanno per scelta o per mancanza di rispetto verso la persona.
Magari hanno l’intenzione di arrivare puntuali, si organizzano per tempo, organizzano tutto per essere puntuali, si impegnano, sono sicuri di farcela ma poi accade qualcosa che glielo impedisce: una telefonata inaspettata, il prolungarsi di un appuntamento precedente, una difficoltà imprevista.
Vi è mai capitato qualcosa del genere?
Ovviamente la domanda è diretta ai ritardatari.

Ci sono poi i precisi, quelli che non concepiscono che ci possano essere ritardi nella loro vita.
Loro sono sempre puntuali, magari escono presto di casa per non correre il rischio di fare tardi e arrivano all’appuntamento quasi sempre con un largo anticipo.
Se l’altro ritarda, si arrabbiano, sono portati a giudicare chi arriva in ritardo e a credere che la puntualità sia una forma di rispetto nei loro confronti, si sentono offesi e non apprezzati da chi arriva in ritardo.

Chi ha ragione?
Chi sa gestire meglio il tempo?

Nessuno dei due: sia il comportamento dei ritardatari sia il comportamento dei puntualissimi sono manifestazioni di un rapporto disfunzionale con il tempo.

Chi è abitualmente in ritardo ha difficoltà a valutare il tempo occorrente per compiere determinate azioni: vestirsi e prepararsi, tragitto in auto, a piedi o con mezzi pubblici, fermata in un negozio, tempi di attesa, telefonate, scrittura di email, faccende di casa.
Chi è abitualmente in ritardo ha difficoltà ad organizzarsi.
La giornata inizia con le migliori intenzioni ma poi sembra che accadano tutta una serie di eventi inaspettati che vanno a condizionare la puntualità.
Queste persone sono in ritardo anche con se stesse, cioè con gli impegni che hanno preso con se stesse.

Chi, al contrario, è ossessionato dalla puntualità e arriva agli appuntamenti con largo anticipo, ha paura di essere giudicato e di non essere accettato, quindi vive lo scorrere del tempo con ansia.
Arrivare mezz’ora prima ad un appuntamento non è sintomo di puntualità ma di difficoltà a valutare in modo corretto i tempi necessari per compiere determinate azioni.

Quindi sia che tu sia perennemente in ritardo, sia che tu sia ossessionato dalla puntualità, hai comunque una cattiva gestione del tempo e qualche difficoltà a realizzare i tuoi sogni e a portare a termine i tuoi progetti.

Se poi, oltre ad essere ossessionato dalla puntualità, vivi il ritardo degli altri come una mancanza di rispetto, cioè un’offesa personale, hai qualche convinzione disfunzionale riguardo il significato dei comportamenti degli altri e una cattiva gestione delle emozioni.

Il tempo è una misura dello scorrere della nostra vita e saperlo gestire in modo sereno è una grande opportunità per creare una migliore qualità di vita.

Fortunatamente è possibile migliorare il nostro rapporto con il tempo.
Io ho un passato da ritardatario: per molti anni sono stato ossessionato dal ritardo, ero spesso in affanno, lottavo per essere puntuale ma i risultati erano scarsi, spesso ero in ritardo e quando riuscivo ad essere puntuale, avevo vissuto momenti di ansia.
Ho imparato ad essere più tranquillo, a gestire le mie giornate senza ansia, ad essere generalmente puntuale, a realizzare i miei sogni e a portare a termine alcuni miei progetti.

I veri eroi

di Daniele Belgrado

Più volte ho detto e scritto che ogni uomo è un essere unico, meraviglioso, un’opera d’arte.
La maggior parte delle persone dice di non sentirsi meraviglioso e in un certo senso è vero.
Vediamo perchè.
Ogni essere umano nasce e inizia ad imparare cose nuove, anno dopo anno.
Impara a camminare, a mangiare, a parlare, a chiedere, a lamentarsi, a difendersi, a competere, a svilupparsi come uomo o come donna.
Impara dalla famiglia e impara dall’ambiente esterno: parenti, amici, insegnanti e altre persone influenti,
In questo processo di crescita l’essere umano tende ad imitare alcuni modelli che ha intorno a sé.
Così si tende a vestirsi come gli altri, ad agire come gli altri, a pensare come gli altri.
Essere come gli altri tranquillizza perchè quando abbiamo trasgredito le norme degli altri abbiamo sofferto, siamo stati criticati, ci siamo sentiti isolati.
Non vogliamo sentirci soli, abbandonati, così imitiamo gli altri e ci uniformiamo a qualche modello.
Questo è un atteggiamento che ci è utile da piccoli ma da adulti può limitare notevolmente le nostre possibilità di sviluppo perchè nessun modello sarà come noi, nessun altro essere umano potrà avere sviluppato la nostra caratteristica fondamentale: la nostra unicità.

Abbiamo detto che ogni essere umano è unico e meraviglioso ed è assolutamente vero ma per sviluppare le sue qualità specifiche, quelle che lo rendono unico, meraviglioso, una vera opera d’arte, ha bisogno di imparare ad esprimere sé stesso e non a sviluppare la copia di qualcun altro.

Purtroppo l’ambiente circostante non collabora, anzi, cerca di limitare il tuo sviluppo perchè ha paura che tu diventi capace di sviluppare qualcosa di diverso, qualcosa di sconosciuto a loro, che tu diventi migliore di loro e quindi pericoloso.
Così cominci ad avere l’impressione che quando cerchi di esprimere qualcosa di nuovo, gli altri ti giudicano male e tendono ad allontanarti da loro.
Non vuoi sentirti isolato e così ti uniformi a loro, rinunci alle tue idee, inizi a pensare quello che pensano gli altri, a dire e a fare quello che dicono e fanno gli altri.
Dentro di te lo sai che tutto questo non è il massimo che potresti esprimere ma accetti, ti sottometti e forse ti senti un po’ eroe perchè stai sacrificando una parte importante di te stesso, i tuoi sogni, le tue idee, le tue aspirazioni.

Se qualche volta ti sei sentito così, voglio dirti che i veri eroi non sono quelli che si sottomettono rinunciando alle loro aspirazioni.
I veri eroi sono quelli che combattono per esprimere le proprie idee e per realizzare i propri sogni.
I veri eroi sono i diversi, sono quelli che vanno controcorrente, sono quelli che vengono criticati.

Ognuno essere umano crea il suo destino grazie alle decisioni che prende giorno per giorno.
Essere eroi richiede una decisione.
Tu potresti dirmi che non ti interessa essere un eroe, che ti basta essere “normale”, cioè come gli altri ti dicono di essere.
Va bene, se è questo che vuoi, puoi farlo, ma ricordati che è una tua scelta spesso automatica e non frutto di una decisione profonda.

Gli eroi sono quelle persone che si impegnano per realizzare se stessi nella propria unicità e autenticità.
Quando sei autentico non sei ridicolo, non sei strano, sei semplicemente te stesso.

Cosa occorre?
Ti suggerisco alcuni semplici ingredienti: fiducia in te stesso, pazienza, determinazione, coraggio, curiosità, passione.
Queste caratteristiche sono già dentro di te, anche se non lo sai, anche se non ne sei sicuro, anche se credi di non averle mai sperimentate.

Probabilmente è sufficiente che tu decida di scoprirle e magari di farti a aiutare ad individuarle e ad usarle, come ti sei fatto aiutare per imparare a guidare l’automobile.

Credi in te stesso

di Daniele Belgrado

Quante volte ti sei detto: “Non ce la farò mai”, “Non sono portato per fare questo”, “Ma sono proprio sicuro che questa cosa mi interessa?” “Per gli altri sarà facile ma non per me”…
Quante volte di fronte ad un’opportunità ti sei tirato indietro?
Forse hai pensato che è troppo difficile per te, che non hai le qualità per fare quella cosa o per ottenere quei risultati, che sei troppo vecchio o troppo giovane, che ormai non è possibile, che ti manca qualche risorsa personale o ambientale…
Può esserti capitato anche di averne parlato con qualcuno e che questo qualcuno ti ha scoraggiato, ti ha consigliato di lasciar perdere con varie argomentazioni…
Di fronte a un progetto nuovo, ad una opportunità nuova, molte persone tendono a focalizzarsi sulle difficoltà ottenendo due effetti: il primo di ingrandire le difficoltà e il secondo di non vedere gli aspetti positivi.
A tutti è capitato di avere un sogno o un desiderio ma pochi hanno intrapreso azioni efficaci per realizzarlo.
La prima difficoltà che si presenta è il dubbio sulla riuscita, così cominciamo a chiederci “E se poi non ce la faccio?”, “E se poi le cose vanno male?”…
Quando siamo assaliti dal dubbio tendiamo a immobilizzarci invece che cercare soluzioni alle eventuali difficoltà, nuove idee da sviluppare e nuove strade da percorrere.
Il dubbio alimenta la nostra paura e ci blocchiamo.
Ammesso che troviamo il coraggio di superare la nostra paura, ecco che quando comunichiamo il nostro sogno o il nostro desiderio alle persone più care (familiari e amici), di solito non riceviamo sostegno ma risposte del tipo “Ma chi te lo fa fare”, “Accontentati di quello che hai, di quello che fai, di quello che sei”, “Lo sai che tizio facendo questo è fallito, si è fatto male, ha finito tutti i soldi, è andato in depressione ecc..”.
Ecco che le persone più vicine risollevano i dubbi e li alimentano.
Ritorna la paura!!!
Ammesso che tu superi anche questa fase ti trovi a fare i primi passi verso la realizzazione del tuo sogno o del tuo desiderio.
Quando inizi a fare i primi passi è possibile che tu trovi alcune difficoltà: la banca non ti concede il finanziamento, il collaboratore su cui facevi affidamento si tira indietro, l’ambiente ti appare ostile…
Ecco che devi affrontare difficoltà che richiedono una forte volontà di andare avanti.
E’ molto probabile che tutto questo ti spaventi.
E’ probabile che leggendo quello che ho scritto tu ti convinca ancor di più che è meglio lasciar perdere, non tentare nemmeno, abbandonare sogni e desideri.
In realtà l’unica vera grande difficoltà è la tua scarsa fiducia in te stesso.
In realtà sei tu che ti focalizzi sul possibile insuccesso e alimenti la tua paura.
Ti dico questo perchè quando veramente vuoi qualcosa, quando veramente sei convinto di quello che vuoi, nessuno può fermarti nè i tuoi dubbi nè i consigli degli altri.
Quando sei pronto ad usare le tue migliori energie, di fronte ai tuoi dubbi cerchi informazioni e soluzioni, di fronte ai consigli degli altri, rinforzi le tue convinzioni, perchè spiegando agli altri il valore del tuo progetto ti focalizzi sulle soluzioni a tutti i dubbi e a tutte le critiche che ti vengono fatte.
Quando sei veramente convinto di quello che vuoi, trovi soluzioni a qualsiasi problema di qualsiasi natura: economica, sociale, personale.
E di fronte al pessimismo degli altri hai una reazione completamente diversa: li inondi, li travolgi e li stravolgi con il tuo entusiasmo.
Ciò che conta più di tutto è che tu creda in te stesso.
Per questo da tredici anni propongo una giornata di corso che si chiama CREDI IN TE STESSO.
Una giornata in cui andiamo a scoprire le tue convinzioni, i tuoi valori, i tuoi talenti, andiamo a vedere in quale modo possiamo trasformare convinzioni limitanti in convinzioni potenzianti.
CREDI IN TE STESSO può essere la soluzione più efficace per il tuo “potenziamento personale”.
Puoi anche decidere di non partecipare a questo corso ma non ti permettere di rinunciare, fai comunque qualcosa per aumentare la tua fiducia in te stesso, leggi, ascolta, frequenta corsi, affidati a qualcuno.
Qualsiasi cosa tu deciderai di fare per aumentare la tua fiducia in te stesso sarà la decisione più importante della tua vita.
Quando?
Ora!
Se stai aspettando il momento giusto, eccolo, è ora.
Ora o (forse) mai più…
Scegli tu!

Automatismi della mente

di Daniele Belgrado

La nostra mente è bombardata ogni giorno da una quantità incredibile di informazioni, molte delle quali entrano dentro di noi senza che noi ce ne accorgiamo: immagini, parole e suoni si sovrappongono, si moltiplicano, si collegano tra loro creando un mondo di cui non abbiamo consapevolezza.

Mentre la nostra mente razionale elabora le informazioni che riceve, ognuno di noi ogni giorno compie una quantità enorme di azioni, di cui non siamo consapevoli.

Ti è mai successo di guidare la macchina e contemporaneamente essere assorto in una tua serie di pensieri o addirittura, anche se non si dovrebbe farlo, parlare al telefono, concentrato sugli argomenti della conversazione?
Ti è successo di arrivare a destinazione senza nemmeno accorgerti della strada percorsa?
Senza ricordare di avere superato semafori, incontrato altre auto, accelerato, rallentato, visto case, giardini, piazze, strade, persone?

Perchè accade questo?
Perchè riesci a guidare pensando ad altro, riesci a camminare pensando ad altro o parlando con altre persone e non ti accorgi della strada che percorri?

Questo accade perchè dentro di te c’è una specie di pilota automatico che ti fa compiere alcune azioni senza tenere occupata la tua mente razionale.

Che essere straordinario è l’uomo!

E’ come se la tua mente radunasse alcune informazioni in un pacchetto, creando una sequenza preimpostata che ti permette di automatizzare alcune routine.
Questo accade per semplificarci la vita.
Noi impariamo qualcosa e poi lo ripetiamo senza pensarci, senza nessun impegno o sforzo.

Questo lo facciamo sia per quanto riguarda le nostre azioni abituali come camminare, guidare, andare in bicicletta, cucinare, prendere l’ascensore di casa o d’ufficio, salire o scendere le scale che conosciamo bene, sia per quanto riguarda alcuni nostri pensieri.

Succede che di fronte ad un certo tipo di domanda la nostra risposta è sempre la stessa, è automatica anche quella, la nostra reazione emotiva è sempre la stessa.

Talvolta questo accade anche se la domanda non è la stessa, anche se l’input che ci arriva è diverso ma assomiglia.

Il fatto che quella parola o quel gesto assomiglia d una parola o un gesto che anni fa mi ha fatto soffrire mi porta oggi a reagire in modo automatico.

Potrebbe essere successo che tuo padre o la maestra, quando eri piccolo, ti abbia sgridato puntando il suo dito indice verso di te, verso il tuo viso.

Dopo anni qualsiasi persona punti il suo dito indice verso di te scatena in te la stessa reazione emotiva di quando eri piccolo.

Forse in questo momento stai pensando che puntare il dito è sempre un gesto sgradevole e che non si deve mai fare…

Pensa che la tua reazione potrebbe essere la stessa di quando eri sgridato da piccolo anche se oggi il dito puntato verso di te è accompagnato da una frase di elogio, per esempio la persona potrebbe dirti “apprezzo molto le persone come te, vorrei che in questo gruppo gli altri ti imitassero, sono molto fiero di te…”

Questo è un complimento ma la tua reazione è la stessa di quando sei stato sgridato molti anni fa.

Faccio questa riflessione perchè spesso noi reagiamo in modo automatico e la nostra reazione non si riferisce a quello che è successo un attimo prima ma a quello che è successo molti anni fa.

La nostra mente elabora e semplifica, costruisce schemi di risposta da poter utilizzare in seguito ma non è detto che siano sempre funzionali.

Quindi il vero responsabile della tua reazione non è la persona che la innesca oggi ma sei tu che non riconosci la differenza tra il passato e il presente e che ti fidi di ciò che già conosci senza metterlo in discussione.

Trasformare i sogni in realtà

di Daniele Belgrado

Ognuno di noi ha un sogno da realizzare oppure in qualche momento della sua vita ha avuto un sogno.
Che fine ha fatto quel sogno?
Lo hai realizzato?
Se non lo hai realizzato è possibile che tu lo abbia abbandonato?
La maggior parte delle persone abbandona il suo sogno prima di realizzarlo.
Il problema più importante non è l’abbandono di quel sogno particolare ma la rinuncia a sognare.
La maggior parte delle persone, dopo qualche tentativo non riuscito, decide di non sognare più, di diventare “realisti”…
Ma che cosa significa non sognare più e diventare realisti?
Significa smettere di crescere, smettere di lottare per qualcosa che ci piace, significa rendere reale e definitivo il nostro fallimento.
In realtà noi abbiamo fatto solo qualche tentativo con esito negativo e abbiamo abbandonato il nostro sogno.
Forse abbiamo sofferto per questo e per evitare di soffrire eventuali nuove delusioni abbiamo smesso di sognare rinunciando alle nostre capacità creative e al nostro potere personale di costruire una migliore qualità di vita.
La delusione è stata forte e allora ci costruiamo una serie di convinzioni limitanti vantandoci di non essere più dei ragazzini sognanti ma donne mature o uomini maturi ben radicati in una realtà molto diversa dai nostri sogni.

Talvolta un libro o un film ci fa ricordare i nostri sogni, ma per proteggerci ancora da possibili nuove delusioni affermiamo che chi ha avuto successo, chi ha realizzato i suoi sogni, ci è riuscito perchè ha avuto più fortuna o più soldi o un ambiente più favorevole.

Un uomo che smette di sognare sopprime una parte molto importante delle sue facoltà di essere umano.
I familiari, gli amici e i mezzi di comunicazione non ci aiutano perchè ci mostrano una realtà in cui è difficilissimo, se non impossibile, realizzare i propri sogni.
Ci dicono che è meglio volare bassi anzichè puntare in alto.
Familiari e amici lo dicono con l’intenzione di proteggerci da delusioni e sofferenze ma in realtà ci incoraggiano a vivere una vita modesta, fatta di doveri, regole, apparenze.

Difficilmente le persone incoraggiano altre persone, familiari o amici, a raggiungere un livello di sviluppo superiore al loro.

Questa constatazione mi ha suggerito di creare un evento per spiegare bene che cosa accade alle idee e ai sogni, a quali sono le difficoltà a cui si va incontro e quali sono le soluzioni pratiche, le risorse necessarie per trasformare i sogni in realtà e per mettere in pratica le idee e portarle al successo.

Giovedì 6 settembre, a Scandicci FI, spiegherò tutto questo a un gruppo ristretto di persone e fornirò alcuni strumenti indispensabili per trasformare i sogni e le idee in realtà.
La partecipazione è gratuita ma occorre prenotare.
Se vuoi partecipare, puoi scrivere a: danielebelgrado@gmail.com

Sei contento della tua vita?

di Daniele Belgrado

Può darsi che tu sia scontento della tua vita o almeno di alcuni aspetti della tua vita.
Forse non ti piace il tuo lavoro o l’ambiente in cui lavori.
Forse sei scontento della tua situazione famigliare.
C’è qualcosa che vorresti che fosse diverso, vorresti cambiare, ma… hai paura, paura del cambiamento, paura delle conseguenze, paura di non essere all’altezza, di non essere in grado di farcela, paura che il nuovo sia peggio del vecchio…

Ogni anno che passa mi accorgo di quante persone sono scontente della loro vita ma che non fanno niente per cambiarla.
Qualcuno magari ha provato a fare qualche piccola modifica ma non ha ottenuto risultati rilevanti.

Spesso la colpa di questi risultati è attribuita all’esterno: al partner, al datore di lavoro, alla società, all’ambiente.
In realtà il grande responsabile della tua vita sei tu e finchè non accetti questa responsabilità, i risultati saranno scarsi o addirittura nulli.
So che è probabile che tu non sia d’accordo con questa mia affermazione perchè tu non puoi o non vuoi sentirti responsabile dei comportamenti di altre persone.
Ti capisco, anche io non mi sento responsabile dei comportamenti degli altri.
Al massimo, con il mio comportamento, posso avere un’influenza su altre persone ma non sono il responsabile principale dei loro comportamenti.
Se non sono responsabile dei loro comportamenti non sono nemmeno responsabile della qualità della loro vita.
Ma allora perchè loro dovrebbero essere responsabili della qualità della mia vita, perchè io permetto ad altre persone, a situazioni esterne o a eventi di diventare responsabili della mia vita?

Qualunque sia il motivo della tua scontentezza, del tuo disagio, della tua tristezza, tu hai sempre un potere immenso: cambiare qualcosa dentro di te, cambiare la tua interpretazione, cambiare il tuo comportamento, cambiare il tuo punto di vista.
La qualità della tua vita dipende soprattutto dalle tue azioni e dalle tue reazioni a ciò che accade intorno a te.
Qualunque sia il problema, lavoro, denaro, relazioni, salute, tu puoi sempre decidere di cambiare il tuo punto di vista.
Quando cambi il tuo punto di vista, cambierà anche la tua realtà e la qualità della tua vita.

Ci sono eventi che tu non puoi cambiare ma non serve a niente lamentarsene per giorni, mesi o anni.
Quello che puoi cambiare è la tua reazione a ciò che accade.
Questo è nelle tue possibilità, sempre.
Il tuo vero nemico non è tanto quello che è successo ma la paura del cambiamento.

Cambiare ci fa paura, prendere una decisione comporta sempre un taglio con il passato, un taglio con qualcosa che ci è familiare, un taglio con alcune nostre abitudini e talvolta anche con alcune nostre convinzioni.
Per effettuare un cambiamento importante nella tua vita hai bisogno di coraggio e di un alto livello di energia.
La paura toglie energia, la paura immobilizza e così ti puoi trovare a lamentarti della situazione e a non fare niente di importante per modificarla.

Se ti riconosci in questa descrizione, sappi che anche tu puoi cambiare la qualità della tua vita, puoi cambiare quegli aspetti che non ti piacciono o che ti fanno soffrire.
Qualunque sia la tua situazione, qualunque sia la tua età, tu meriti di vivere la tua vita con un alto livello di soddisfazione e puoi fare qualcosa di molto importante, puoi creare le condizioni affinchè tu possa godere della tua vita.
Spesso la soluzione è legata ad una questione di emozioni.
Ho lavorato molto su questo aspetto della vita e posso mettere a disposizione i risultati di questo mio lavoro con grande passione e convinzione.

Quello che non ti insegnano

di Daniele Belgrado

Qualunque sia la tua età hai la convinzione di avere imparato tante cose, molte delle quali dalla famiglia nei tuoi primi anni di vita.
Poi è arrivata la scuola con i suoi programmi, le varie materie e poi, per alcuni, l’università con le sue specializzazioni.
La tua formazione è stata magari arricchita da lettura di libri, visione di film e forse partecipazione a qualche corso professionale.
Questo è più o meno il percorso formativo di un italiano adulto.

Oggi voglio parlare di quello che di solito nessuno ti insegna, qualcosa che caratterizza la tua vita ma di cui sei costretto all’ignoranza, salvo un po’ di “fai da te”.
Sto parlando della gestione delle emozioni.
Esiste una sorta di analfabetismo emozionale perchè nessuna struttura ti insegna che cosa sono le emozioni e come si possono gestire nonostante queste siano uno degli elementi fondamentali della vita umana.

Le emozioni caratterizzano la nostra vita: tutte le nostre esperienze sono accompagnate da emozioni.
Tendiamo a desiderare emozioni “positive” e ad evitare emozioni “negative” secondo una classificazione spesso legata a sensazioni di piacere o di dolore.
Tendenzialmente è più forte la paura del dolore piuttosto che il desiderio del piacere e così la maggior parte delle persone passa gran parte del suo tempo a fuggire dal dolore anzichè alla ricerca del piacere.

Ci sono persone che vivono gran parte della loro vita ricordando emozioni legate a momenti spiacevoli della vita o preoccupando di cosa potrebbe accadere di spiacevole in futuro.
Ci sono persone che per evitare emozioni dolorose imparano a cancellarle, riescono a creare una corazza che li rende insensibili a questo genere di emozioni, diventano “forti”, “inscalfibili” ma purtroppo questa corazza, oltre a proteggerle dalle emozioni “negative” le rende insensibili anche alle emozioni “positive”.
Così vivono una vita apparentemente felice ma assolutamente insoddisfacente.
Magari non ne sono consapevoli ma il loro corpo ne è in qualche modo consapevole.
Le emozioni fanno parte dell’essere umano e cancellarle può creare dei danni anche fisici.
Magari per tanti anni sembra andare tutto bene ma poi c’è un giorno in cui il corpo manifesta segnali di cedimento, di stanchezza.

Avrai sentito dire che ci sono persone che “somatizzano”.
E’ vero, è così vero che posso assicurarti che tutti noi somatizziamo e che tutte le emozioni che abbiamo represso, abbiamo cercato di controllare, prima o poi presenteranno “il conto”.
Non riusciremo più a trattenere, a controllare e qualcosa accadrà.

Ecco che arrivano attacchi di panico o vere e proprie malattie che possono essere molto gravi.

Perchè chi si è occupato della nostra formazione non ci ha messo in guardia?
Perchè non ci hanno detto come si fa a gestire le emozioni?
I nostri genitori non sapevano come gestire le emozioni.
I nostri insegnanti di scuola e di università non si sono occupati della nostra formazione emozionale perchè non è prevista nei piani di studio e perchè probabilmente nemmeno loro sono preparati in questa materia così importante.

E’ probabile che qualcuno ci abbia insegnato a trattenere alcuni tipi di emozioni, ci hanno detto che non possiamo permetterci di piangere in pubblico, che non possiamo dare retta alle nostre emozioni perchè potrebbero procurarci del male.
Quando ero piccolo mi dicevano che non dovevo piangere perchè ero un maschietto e i maschietti non piangono.
Ci hanno detto che le persone emotive sono fragili, sono più deboli.

Molte persone esprimono emozioni quando vedono un film o un programma televisivo o un post su facebook ma non sono capaci di vivere in modo sano le proprie emozioni.

Fortunatamente è possibile avere una vita emozionale sana, cioè riconoscere le emozioni e viverle.
Le emozioni sono strumenti indispensabili per l’essere umano.
Pensate alla paura: la paura ci protegge da possibili pericoli: un tempo potevano essere gli animali feroci, oggi potrebbe essere il traffico automobilistico.
Ma la paura non è utile quando ci blocca e ci impedisce di fare cose molto semplici solo perchè temiamo il giudizio degli altri o di non essere all’altezza.

Se impariamo a gestire le emozioni possiamo vivere una vita di soddisfazioni e di gioia, costellata di successi personali.

La soluzione non è sopprimere le emozioni ma imparare a viverle dando loro il vero valore senza farsi travolgere e sconvolgere.

La comunicazione efficace

di Daniele Belgrado

Ognuno di noi trascorre la maggior parte del suo tempo a comunicare.
Noi non ce ne accorgiamo ma siamo sempre in comunicazione con qualcuno: comunichiamo con le altre persone, comunichiamo con gli animali e comunichiamo con noi stessi.
Credo che per ognuno di noi sia abbastanza consapevole di questo, ma quello che forse molti non sanno è che gran parte della comunicazione è inconscia, cioè avviene senza che noi ce ne accorgiamo.
Qualcuno ha sentito parlare di linguaggio del corpo, dell’importanza dei gesti che noi facciamo, della postura del nostro corpo, dello sguardo, del sorriso e delle smorfie del nostro viso.
Ma vi siete mai chiesti da dove nasce questa forma di comunicazione inconscia?
La comunicazione nasce da un’esigenza, da un pensiero che può essere conscio o inconscio.
Noi siamo mossi per il 90% dal pensiero inconscio e per il 10% dal pensiero conscio.
Senza pensiero inconscio non potremmo vivere: esso genera il movimento dei nostri muscoli involontari e controlla il funzionamento dei nostri organi che ci consentono di vivere.
Il nostro pensiero inconscio genera quegli automatismi che ci consentono di fare più cose nello stesso tempo: guidiamo l’automobile e contemporaneamente parliamo, ascoltiamo, pensiamo, respiriamo…
Il nostro pensiero inconscio si manifesta nella nostra gestualità, nella respirazione, nel tono della voce, nello sguardo.
Gli animali comunicano?
Certo che comunicano e l’uomo fa parte del regno animale.
La comunicazione tra due animali è fatta di segnali naturali e artificiali.
Noi esseri umani comunichiamo anche con il linguaggio: secondo voi quanto contano le parole nella comunicazione?
Contano molto o poco?
Pensateci un po’: più o meno del 50%?
Da studi effettuati pare che nella comunicazione il valore delle parole possa essere anche inferiore al 10%.
Sembra incredibile vero?
Le sole parole se non sono accompagnate da un tono di voce adeguato e da una gestualità congrua con le parole sono scarsamente efficaci e potrebbero essere fraintese.
Nella comunicazione il tono della voce e la gestualità contano più del 90%.
La comunicazione perfetta tra due persone si ha quando parole, tonalità e gestualità sono congruenti.
Difficilmente siamo consapevoli di cosa esprime il nostro corpo mentre parliamo.
Difficilmente siamo capaci di interpretare i segnali non verbali che ci manda il nostro interlocutore.
Pensate a come potreste aumentare l’efficacia della vostra comunicazione se poteste capire il suo stato d’animo e la sua accettazione o meno di ciò che dite da un suo piccolo gesto o da una leggera espressione del suo viso.
Pensate che cosa accadrebbe se poteste riconoscere la sincerità del vostro interlocutore.
Anche l’ambiente in cui comunichiamo è importante: pensate che ci possa essere differenza tra una dichiarazione d’amore fatta a Firenze al Piazzale Michelangelo e una dichiarazione fatta sull’autobus in un’ora di punta?
Possiamo dire che in alcuni casi l’ambiente sporca la comunicazione così come un rumore sulla linea telefonica può disturbare una telefonata.
Gli esseri umani si distinguono dagli altri animali per la loro capacità di alterare l’ambiente, così nella preparazione di un incontro importante modifichiamo l’ambiente mettendo dei fiori, usando luci particolari, preparando una colonna musicale appropriata.
La manipolazione dell’ambiente può avvenire in base a regole precise che lo rendono più o meno efficace in una comunicazione.
Possiamo dire quindi che l’ambiente influenza notevolmente la comunicazione e manipola gli stati d’animo del trasmittente e del ricevente.
Un aspetto fondamentale della comunicazione è la modalità: noi entriamo in contatto con il mondo esterno tramite i nostri cinque sensi e ognuno di noi predilige un senso rispetto agli altri sensi.
Sapete quale senso predilige il vostro partner? vostro figlio? il vostro collega? ogni vostro cliente?
Se voi comunicate usando elementi della modalità preferita dal vostro interlocutore la vostra comunicazione aumenterà la sua efficacia.
Noi utilizziamo tutte le modalità ma per ognuno di noi ce n’è una che prevale sulle altre.
Se vogliamo comunicare in modo efficace con una persona può essere molto utile conoscere qual è la sua modalità preferita.
Spesso i litigi nascono o si sviluppano non tanto su questioni di merito ma sul modo in cui un concetto viene espresso.
Ogni persona predilige un canale di comunicazione e può trovare disagio quando un’altra persona utilizza un canale diverso.
Attraverso uno o più canali noi percepiamo la realtà esterna e la filtriamo, costruiamo una nostra immagine interna, che non è la realtà esterna ma una sua interpretazione.
Forse avete già sentito l’espressione “la mappa non è il territorio”: nessuno di noi conosce la realtà oggettiva, ognuno ha una rappresentazione interna che è la sua personale interpretazione (la mappa).
Se ognuno ha una sua rappresentazione della realtà esterna noi non possiamo dire che la nostra rappresentazione della realtà è quella giusta, dobbiamo rispettare le rappresentazioni fatte dalle altre persone e questa consapevolezza ci apre la strada ad un maggiore rispetto delle opinioni altrui.
Ognuno di noi ha un suo modo di percepire la realtà come se indossasse sempre un paio di lenti attraverso le quali vedere il mondo.
Se vogliamo comunicare in modo efficace dobbiamo conoscere la mappa del nostro interlocutore.
Molte persone credono che comunicare sia tempestare la persona che abbiamo davanti di parole e di gesti che mostrino capacità e conoscenza in qualche campo.
Al contrario comunicare è soprattutto saper ascoltare.
Solo l’ascolto ci permette di conoscere la mappa del mondo del nostro interlocutore.
Ricordatevi che comunicare significa ascoltare e rispettare.
La buona notizia è che tutti noi possiamo imparare a comunicare e ad ascoltare in modo efficace.