Come la fedeltà al padre talvolta blocchi nella realizzazione di se stessi e nel proprio lavoro.

di Claudia Maria Ricci

– Anna – Estetista.

In una sessione di gruppo, Anna porta, come tematica personale, un suo problema lavorativo: non riesce a prendere una decisione riguardo allo sviluppo della sua attività.
Anna collabora con un negozio di parrucchiera ed ha molto successo, vorrebbe mettersi in proprio ma ha paura ad impegnarsi da sola, prendere in affitto un fondo ed aprire il suo spazio.
Dice di sentirsi in un eterno conflitto sul fatto di lanciarsi o meno in questa avventura e ciò le causa una serie di conseguenze emotive rilevanti: dalla paura passa alla frustrazione, alla rabbia, alla scarsa autostima, e intanto i mesi scorrono.

Dopo questa premessa, Anna sceglie i rappresentanti per la sua famiglia d’origine e inizia la Costellazione Familiare.
Si nota immediatamente la figura esitante del padre che quasi si nasconde agli occhi degli altri… chiedo ad Anna se il padre avesse avuto, a sua volta, problemi di lavoro ed emerge che in effetti aveva lasciato un lavoro come dipendente per mettersi in proprio ma l’attività era andata male e di lì a poco lui era andato in rovina gettando nella disperazione tutta la famiglia.
Intanto il movimento di rifiuto del padre va avanti nella costellazione e tutti i componenti della famiglia messa in scena si girano e lo lasciano da solo.

La lezione che emerge e che vuol farsi riconoscere è quindi: attenta a non fare come tuo padre, non devo rischiare troppo e non posso far meglio di lui perché, se io riuscissi dove lui non è riuscito, sarebbe un grande affronto per mio padre.

Tramite i test kinesiologici sono uscite le due matrici di pensiero: non posso ed è pericoloso.

Dopo aver visto da dove arriva la sua  incertezza riguardo il  lavoro, abbiamo concluso col lavoro sulle linee del tempo ciò che era emerso.
Lentamente e con molta difficoltà, Anna entra nel corridoio del passato e si ferma esattamente all’epoca in cui il padre aveva avuto la disfatta economica.
L’uso dei comandi di integrazione e rilascio dell’esperienza sono stati utili per giungere facilmente al centro della doppia spirale, cioè nel presente, dove Anna ha ancorato un potente stato di benessere e forza per poi lanciarsi a gran passi nel futuro.
E’ stato necessario percorrere due volte le spirali per fissare i nuovi codici.
Uscire dal campo energetico formato dalle Spirali del Tempo dopo averci lavorato fa si che ci si senta rilassati e quieti, con una grande pace interna mista ad un certo distacco emotivo.
Occorre poi lasciar passare un paio di giorni per permettere l’assestamento energetico successivo all’integrazione.

Una settimana dopo la sessione ho ricevuto una telefonata di Anna in cui mi comunicava che finalmente aveva deciso di iniziare la sua nuova vita: aveva già individuato il fondo giusto e stava prendendo accordi per aprire  partita iva, era molto felice e fiduciosa.
Le ho suggerito alcuni esercizi per radicare profondamente il cambiamento e di vederci qualora fosse stato necessario.
Aggiungo che non sempre è così rapido l’entrare in azione: dipende sempre dalla persona darsi il permesso per agire ciò che a livello energetico è già avvenuto, in questo caso Anna era assolutamente pronta!

Vivere vuol dire emozionarsi!

di Claudia Maria Ricci.

Emozione dal latino emovere cioè muovere fuori, smuovere.
L’emozione è qualcosa che fa spostare qualcosa dentro di noi da cui urge il bisogno di tirare fuori, mostrare ciò che si prova.
Niente di più vero!
Non far fluire le emozioni ma reprimerle è dannoso per la nostra salute, lo sappiamo per esperienza non solo perché lo dicono i medici.
Vediamo allora i collegamenti fra emozioni primarie ed organi.

Fegato – Rabbia.
Cominciamo dalla rabbia; forse l’emozione più comune e celata in questi tempi dove si indossa continuamnente maschere sorridenti quando dentro ci arrovelliamo di rabbia appunto!
La rabbia è collegata al fegato di cui è l’emozione ombra, insieme al rancore, invidia e frustrazione.
Il fegato questo grande attore che sintetizza le proteine e produce e accumula energia, simbolicamente trasforma la materia in energia ed è di fatto un grande laboratorio chimico.
Un suo squilibrio indica lo scompenso fra che ciò che entra e la capacità di elaborarlo, quindi una disfunzione al fegato mostra una mancanza di accettazione e di responsabilità nell’accettazione e realizzazione della propria natura.

Polmoni – tristezza.
La  funzione dei polmoni è quella di permettere la respirazione, e far entrare e uscire l’aria, che è la vita stessa.
Respirare a pieni polmoni significa accogliere l’energia della vita senza timore, senza paura, perché i nostri polmoni siano sani dobbiamo vivere intensamente e con coraggio la nostra vita, lo squilibrio della energia polmonare porta infatti tristezza, debolezza, depressione e solitudine.

Reni – paura
I reni servono per l’eliminazione delle scorie dell’organismo e alla sua depurazione, é come se fossero un piccolo mare che filtra il sangue tramite correnti interne, quindi una culla ancestrale dove forte è il concetto di protezione e tenerezza.
Ed è proprio dalla mancanza di consapevolezza della propria capacità di proteggersi e difendersi dalle aggressioni che nasce la paura.
La paura nasce da tutto ciò che non conosciamo e si vince solo attraverso l’esperienza.

Milza – ansia
La milza rappresenta il motore dell’energia che assumiamo attraverso l’alimentazione ed è strettamente collegata allo stomaco. Il nutrimento emozionale negativo per questo organo sono proprio le preoccupazioni e le rimuginazioni che la persona produce nell’immaginarsi nel futuro e da qui scaturisce l’ansia.

Intestino – sensi di colpa
Assorbimento del cibo ed espulsione delle scorie questa la funzione fisiologica mentre simbolicamente indica il saper discernere fra il bene ed il male.
L’intestino è il nostro tunnel interiore, luogo di passaggio e rappresenta la capacità di vivere con amore e consapevolezza, il saper lasciare andare ciò che non serve più senza attaccamento.
Niente di più dannoso quindi il vivere di ricordi o serbare rancore per il passato perché ciò equivale a dire al nostro organismo di trattenere e custodire tutti i prodotti di scarto e riempirci di tossine e veleni.
Questo sia sul piano prettamente fisico che emotivo, quindi via sensi di colpa, controllo e attaccamento per far posto a generosità e capacità di lasciar andare il controllo stesso.

Ciò che ci accade fuori è sempre in rispondenza al sentito interno , le emozioni ce lo mostrano, muovono fuori il nostro sentire profondo, quindi non solo sono preziose ma sono l’unico modo per leggersi ed ascoltarsi.
Lasciarle fluire non vuol certo dire reprimerle ma gestirle in modo naturale imparando ciò che c’è da imparare ed aggiustando ciò che c’è da aggiustare per vivere una vita dove le emozioni come gioia, allegria e leggerezza la facciano da padroni!
Mi emoziono e quindi sono vivo: evviva!