Attraversare la soglia

di Claudia Ricci

Ho sempre pensato, e la pratica con le persone nel mio lavoro di coach me lo conferma, che nella vita di ognuno di noi ci siano momenti magici, ovvero davvero importanti per la nostra crescita ed evoluzione spirituale; questi momenti non sono mai, purtroppo, considerati buoni, anzi sono quelli in cui non ne va una dritta e tutto sembra complottare contro di noi: si perde il lavoro, in casa è un inferno, magari ti molla pure il marito insomma un vero incubo!

E invece lì, proprio lì c’è l’occasione per trasformare la propria storia!

Magari è una fortuna aver rotto con quel partner o aver perso quel lavoro, perché non ci corrispondevano più, ci bloccavano in una situazione stagnante di triste stanchezza.

Ma, lo sappiamo, uscire dal conosciuto per buttarsi in mare aperto fa paura e allora meglio rimanere nella solita pozzanghera e sguazzare infelici.

Quello che intendo dire è che spesso nei momenti più difficili si riesce a fare ciò che normalmente non si fa, cioè cambiare profondamente la nostra vita.

Queste io le chiamo sveglie, e più si fa orecchi da mercante, più suoneranno forti, cioè saranno ancora più complicate le situazioni che dovremo affrontare.

Sono convinta di ciò anche per esperienza personale, già perché chiunque si occupi di relazione d’aiuto è prima di tutto una persona con i propri conflitti e problematiche, diciamo che magari ci ha lavorato sodo e non entra più in risonanza, o non dovrebbe entrarvi, con le persone che gli si rivolgono per migliorare la loro vita.

Quindi cosa si può fare in questi momenti?

Attraversare la soglia e affidarsi, avere fiducia nel nuovo ed affrontarlo con tutta la preparazione del caso, affrontarlo, magari facendosi aiutare se ce n’è bisogno, l’importante è andare avanti.

Solo così potremo un giorno dire a noi stessi: “ce l’ho fatta e alla fine non era cosi difficile come pensavo!”

Solo così potremo dare ai nostri figli quell’esempio che conta più di mille parole, nutriremo in noi autostima e pensieri positivi che a loro volta ci consentiranno di fare altre esperienze positive.

Interrompiamo quei circuiti emozionali e di convinzioni depotenzianti che ci hanno condizionati finora.

Tutto questo viene chiamato in modi diversi: karma, destino, condizionamenti familiari etc etc ma alla fine ciò che conta è il senso della propria vita e quello lo si cambia solo agendo in modo diverso dal passato.

Le occasioni per attraversare la soglia quindi sono preziose perchè non sono altro che spinte verso la direzione giusta per noi, magari non quella costruita per anni dalla nostra mente ma quella autentica della nostra anima!

Quando il padre è assente

di Claudia Ricci

Tutti vorrebbero poter dire di avere un padre amorevole, un padre da cui si sono sentiti protetti e sostenuti da piccoli e da adulti ma non è frequente trovare uomini che sappiano essere un buon padre.
E per buon padre non si intende il padre da Mulino Bianco ma un uomo che ce la mette tutta per entrare come si suol dire nel ruolo.
Per la madre è sicuramente più facile, la natura ci ha programmato in questo senso, gli uomini entrano in ballo più tardi ma sono altrettanto fondamentali.
Eppure mi giungono tante problematiche da persone che hanno avuto un padre che c’era ma era come se non ci fosse.
Il movimento interrotto verso il padre, così lo chiama Gabriele Policardo; ed è effettivamente così: il bambino naturalmente ha bisogno di essere riconosciuto e accolto dai genitori, ciascuno per le sue peculiarità.
Se questo per qualche motivo non accade in modo sano ci saranno delle conseguenze nello sviluppo del bimbo stesso.
Anche essere maschio o femmina produce effetti diversi nell’interruzione di flusso d’amore col padre.
Se si ha un padre fragile con a sua volta un rapporto col suo genitore tossico, è difficile per un bambino maschio sviluppare una sana maschilità, si emula ciò che si vive, e si tende a diventare come il proprio padre, riproducendo un modello maschile insicuro, emotivamente non adulto.
Se si è una femmina e nostro padre non ci ha riconosciute, accolte e sostenute tenderemmo a riprodurre questo nella nostra vita scegliendo partner dello stesso tipo: quindi uomini non affidabili, a cui difficilmente ci si può appoggiare ma che vanno sostenuti e aiutati come fossero eterni bambini.
Lo squilibrio fra maschile e femminile genera solo altro squilibrio fino a che non si esce dal circolo vizioso e si prende la propria vita in mano.
Indipendentemente da tutto solo la rottura degli schemi di riferimento disfunzionali possono risolvere la questione, allora e solo allora sarà possibile ricostruire dentro di noi dei modelli sani e staccarci dall’ipnosi che ci conduce alla ripetizione infinita nella nostra vita stessa di quei paradigmi che non vogliamo più.
Secondo la mia esperienza non è sufficiente infatti la semplice osservazione delle dinamiche, seppur col dovuto distacco emotivo, è necessario riscrivere l’intera storia, solo allora saremo liberi, liberi di poterci esprimere, liberi dall’irretimento del nostro albero genealogico, liberi di vivere davvero la nostra vita.
Lo so bene perché io stessa sono stata una bambina con un padre dolorosamente assente!